Campo di gara: La mia stagione agonistica

...due gare su quattro le ho fatte “a vista”, che in gergo significa “senza conoscere i sentieri, quindi cercando di essere il più veloce affrontando sul momento quello che ti spunta davanti”...

Ciao, mi chiamo Davide Putrino e sono un atleta amatoriale di mountain bike, nonché dottore in scienze motorie, allenatore di ciclismo di 2° livello e formatore/istruttore di pratica per la Federazione Ciclistica Italiana.

Il mio cuore batte per la discesa, ma amo pedalare nella natura e con paesaggi mozzafiato, per questo pratico l’Enduro, una disciplina che consiste nel salire in cima in un tempo limite per scendere il più velocemente possibile da un sentiero single track. Oltre all’enduro però pratico tutte le discipline del ciclismo, il downhill, il cross country, il ciclocross, bmx, street trial, ciclismo su strada e mi alleno con esercizi a corpo libero, sui rollerblades, con lo skateboard, nella corsa e trail running e anche con la zappa nel trail building. 

Quest’anno per me la stagione agonistica è stata molto soddisfacente, mi ero preposto di battermi ai livelli più alti della Campania e ci sono riuscito, portandomi a casa prima il titolo di campione provinciale (di Salerno) alla prima prova del Campania Enduro Cup (Ravello), poi il titolo di campione regionale su prova unica a San Potito Sannitico e infine il titolo di campione del circuito Campania Enduro Cup, nell’ultima prova svolta a Santo Stefano del Sole. Inoltre ho portato a casa un primo posto nella gara di downhill monopiastra Charlie Track e qualche podio nelle altre discipline.

E’ stata per me una stagione di gare molto emozionante perché il livello dei primi dieci è stato sempre molto elevato e ogni volta ci giocavamo il primo posto per una manciata di secondi. E su 15/20 minuti di discesa 10/20 secondi sono veramente il nulla… una piccola scivolata, qualche traiettoria sbagliata,  e ti sei giocato il primo posto, sempre che i tuoi avversari abbiano tirato via 3 Prove Speciali perfette, senza errori, ma nell’enduro, dove si affrontano sentieri naturali e imprevedibili, è quasi impossibile… Quindi in sostanza vince il Rider che nel complesso è riuscito ad essere più veloce e più pulito, che ha saputo calibrare i rischi e avuto il fegato di lasciare i freni nei punti giusti e la sana lucidità di tirare le briglie laddove una caduta o una rottura del mezzo avrebbero significato il fondo della classifica.

Quest’anno due gare su quattro le ho fatte “a vista”, che in gergo significa “senza conoscere i sentieri, quindi cercando di essere il più veloce affrontando sul momento quello che ti spunta davanti”. In sostanza è questo il vero spirito dell’Enduro: essere capaci di adattarsi a un rock garden, un ripido o un radiciaio che vedi  a 15/20 metri di distanza ad una velocità di crociera superiore ai 30-40 km/h su un sentiero stretto che non permette margini di errore. In pratica, qualche decimo di secondo per decidere cosa fare tra queste possibili più o meno 14 azioni: saltare, bunny hoppare, copiare, anticipare, sgheppare, rimbalzare, droppare, manualizzare, pompare, assorbire, rallentare o lasciare i freni, su “quella roccia” o “quella radice” o “quel ripido”. Insomma fare le gare a vista ed essere il più veloce non è facile. 

Le altre due gare le ho fatte provando una sola volta le Prove Speciali il giorno prima della gara. Ma neanche così è facile fidatevi… perché provare una volta sola significa ricordarsi al massimo qualche punto un po’ più pericoloso sul sentiero e qualche linea dove recuperare ½ secondo, e capire meglio il terreno per settare le sospensioni e la pressione delle gomme, quindi il giorno della gara guidi comunque per la maggior parte “a vista”. 

Gli obiettivi per il prossimo anno sono riconfermarmi campione in Campania, fare bene all’Italiano e organizzare una tappa del Campania Enduro Cup qui a Sala Cosilina… ah, e far partire la Scuola di Ciclismo con tanto di pump track, salti  e campetto di trial per sfornare giovani talenti e futuri bravi cittadini. Insomma ci sarà da lavorare ma sempre a gas aperto.

Davide Putrino

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